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MITI E LEGGENDE

Inquisizione e sabba, la stregoneria tra Ortona e Lanciano

Inquisizione in un celebre dipinto di Goya

La storia che vi raccontiamo oggi ci farà viaggiare non solo nello spazio, tra Ortona, Lanciano e Roma, ma anche nel tempo: dobbiamo infatti tornare alla fine del 1690, quando la mano dell’Inquisizione si allungò sulle nostre terre.

La denuncia all’Arcivescovado di Lanciano

La vicenda prende le mosse a Lanciano, il 26 dicembre 1690, all’arcivescovado. Quel giorno, davanti al Vescovo, si presentarono due sorelle di Orsogna, tali Vittoria e Anna Colonna. Quest’ultima intendeva sporgere denuncia contro un amico del marito, Giuseppe Biagio Di Rocco, detto “La Gatta”. L’accusa era di stregoneria. Pare infatti che il marito di Anna, Giovanni De Titta, detto “Mezzabotta”, fosse dedito alla frequentazione con “La Gatta”, tanto che alla richiesta della moglie di non vederlo più, le aveva risposto che piuttosto l’avrebbe lasciata.  La vicenda era oscura e, per i tempi, scandalosa.

Un processo per stregoneria in una antica stampa

Un processo per stregoneria in una antica stampa

“Mezzabotta” e “La Gatta”

Pare infatti che il “Mezzabotta” congiurasse per sbarazzarsi della moglie stessa con la connivenza di Di Rocco e dei suoi sortilegi. Un rito che prevedeva l’utilizzo di gusci di uova durante i rapporti tra moglie e marito avrebbe dovuto portarla alla morte. Ma la sera prescelta qualcosa andò storto, o forse “Mezzabotta” non se la sentì di portare a termine il rito. Alle pretese di spiegazioni di Anna, l’uomo, infuriato, se ne andò con l’intenzione di recarsi a una sorta di sabba che doveva tenersi nelle campagne attorno a Ortona, a Caldari.

Caldari di Ortona

Caldari di Ortona

L’Inquisizione si interessa della storia

Proprio la vicenda del sabba satanico portò il Vescovo a decidere per l’arresto de “La Gatta” e di “Mezzabotta”. Durante le perquisizioni furono trovate delle bottigliette di “olio composto”, sostanza usata per certe stregonerie e due “brevi”. Questi erano dei sacchetti di vario contenuto, una sorta di feticcio come quelli che portavano spesso al collo i nativi americani. In questo caso particolare contenevano uno la testa della Madonna mozzata e un altro dei santini strappati. Per l’Inquisizione era il segno che davvero nelle campagne di Ortona accadeva qualcosa di demoniaco.

Le deposizioni e il processo

Le deposizioni e il processo furono lunghe ed estenuanti. Nonostante mesi di prigionia “La Gatta” si presentò davanti all’Inquisizione molto sicuro di sé, quasi disinvolto. Tuttavia il carcere finì per fiaccare la sua resistenza e iniziò a confessare quello che gli inquirenti volevano sentire. Pare che avesse imparato le arti magiche a Roma, presso quella che veniva additata a volte come meretrice, a volte come strega: Caterina. I sabba si svolgevano nelle campagne di Caldari di Ortona e prevedevano balli e invocazioni a Satana.

Una strega messa al rogo durante il periodo della Inquisizione

Una strega messa al rogo durante il periodo della Inquisizione

Le ammissioni sui sabba satanici

Ma quello su cui l’Inquisizione insisteva, e che Di Rocco insisteva nel negare, era la presenza di donne durante questi “balli”. Alla fine “La Gatta” crollò e, in cambio della promessa di misericordia, confessò. Durante i sabba c’erano anche donne, oltre a Caterina altre due streghe. E ammise di aver visto il diavolo in persona, su un cavallo nero, e di aver invocato la sua protezione. Sembrava che il processo dovesse finire come tanti dell’Inquisizione in quegli anni, col condannato che capitolava docilmente.

Inquisizione e diplomazia: la conclusione

Eppure la vicenda doveva riservare un ultimo colpo di scena. Di Rocco, che aveva sempre sostenuto, nonostante tutto, di non aver mai rinnegato Dio, ritrattò la confessione e si finì in un vicolo cieco. A Roma e a Lanciano non sapevano più che pesci pigliare; la vicenda si trascinò per anni e nemmeno l’Inquisizione poteva mandare al rogo una persona così facilmente. Alla fine si trovò una soluzione diplomatica, ma molto favorevole alla “Gatta”. Si decise di liberarlo e di far sì che Lanciano fosse la sua prigione, ovvero che l’uomo non potesse più allontanarsi dalla città. Una soluzione che accontentava tutti e nessuno ma che, ne siamo sicuri, dopo quattro anni di carcere, fu accolta con piacere dal sedicente stregone.

Inquisizione e sabba, la stregoneria tra Ortona e Lanciano ultima modifica: 2018-11-23T10:30:23+01:00 da Andrea La Rovere
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